Dal rudere al monumento urbano -

Attraverso l’archeologia dell’architettura: dal rudere al monumento urbano. Indagini e strategie per la conoscenza, conservazione e valorizzazione

Università degli Studi di Siena
Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti

Dottorato di ricerca in Archeologia Medievale
XVI Ciclo
A.A. 2007-2008

tutore: Prof.ssa Giovanna Bianchi

 

Questo progetto di ricerca è stato fortemente voluto e indirizzato da Riccardo Francovich nell’ottica di una continuità tra ricerca, conservazione e tutela, per innescare iter metodologici multidisciplinari capaci di coinvolgere differenti soggetti e specifiche conoscenze sui temi della conservazione e della valorizzazione delle aree archeologiche.
Riccardo Francovich, sempre alla ricerca delle relazioni che connettono spazi e passati, ha sempre ritenuto fondamentale che il progetto archeologico contemplasse la tutela dei siti (archeologici) e dei paesaggi, considerando come fase necessaria alla ricerca la comunicazione dei risultati ai cittadini e ad un pubblico non specializzato, in modo da poter suscitare una partecipazione attiva degli stessi al progetto.
Insieme a lui ha preso forma questo progetto di ricerca per sperimentare e mettere in atto modelli di valorizzazione dei contesti archeologici dove il fare archeologico si sovrappone e si interseca al processo di conservazione.
Introduzione
Nell’ambito dell’archeologia dell’architettura stiamo assistendo, in forme sempre più specifiche, ad un confronto tra differenti esperienze di analisi archeologica e progetto conservativo del manufatto e del territorio in cui esso emerge.
Entrambi i soggetti coinvolti, archeologi e architetti, ormai riconoscono la necessità di una fusione organica e interdisciplinare dei metodi, ma soprattutto delle esperienze professionali e formative dei singoli. L’archeologia per prima ha aperto il proprio campo di indagine all’architettura offrendole lo strumento dell’analisi stratigrafica degli elevati, che rappresenta un primo possibile incontro tra la mentalità propria dell’archeologo e quella dell’architetto1. L’attenzione rivolta all’oggetto materiale e alle sue trasformazioni, è l’incontro delle due discipline, intorno ad esso lo scavo e il cantiere di restauro devono sovrapporsi per arrivare alla corretta sintesi interpretativa e di valorizzazione2.
In questo modo si è aperta una nuova strada, un nuovo campo di sovrapposizione disciplinare, un intorno entro il quale operano con identici metodi due differenti saperi, due soggetti entrambi analitici e tutti e due progettisti. L’architetto analizza il manufatto, partecipando attivamente alle fasi d’indagine stratigrafica, l’archeologo entra nella sintesi progettuale dal momento in cui si stabilisce una gerarchia di valorizzazione di tutte le necessità stratigrafiche emerse, condivide, indirizza le scelte attuative dell’intervento conservativo.
“Si percepisce una nuova apertura negli studi archeologici che si integra nella problematica della tutela e della salvaguardia dei beni culturali e quindi in una problematica, non solo storica, ma anche di formazione professionale e di programmazione del territorio che cerca di avvalersi delle discipline scientifiche più sofisticate senza alcuna pretesa egemonica, ma viceversa impegnata nella ricerca di un terreno di interdisciplinarietà ( o pluridisciplinarietà) reale, che, a mio avviso, rappresenta una grossa conquista metodologica”3.
“The first step to its unfolding is to reject the binary notion of client/designer. The next step is to look to what is going on, right now. The old-fashioned notion of an individual with a dream of perfection is being replaced by distributed problem solving and team-based multi-disciplinary practice. The reality for advanced design today is dominated by three ideas: distributed, plural, collaborative. It is no longer about one designer, one client, one solution, one place. Problems are taken up everywhere, solutions are developed and tested and contributed to the global commons, and those ideas are tested against other solutions. The effect of this is to imagine a future for design that is both more modest and more ambitious”4.
Così operando, si creano le condizioni necessarie all’architetto per “appropriarsi” del manufatto e all’archeologo per controllare che la valorizzazione dello stesso si “formi” coerentemente ai risultati della ricerca d’indagine.
Ma quanto deve prolungarsi questa collaborazione di saperi? Quanto architetto deve essere l’archeologo e quanto archeologo deve essere l’architetto?
E’ ormai evidente che nell’ambito del restauro delle strutture archeologiche l’intervento non può dissociarsi in “una prospettiva archeologica e in una architettonica”5 ma è legato ad una precisa strategia di conservazione e valorizzazione dei manufatti che deve essere capace di definire i nodi scambiatori dei saperi e gli ambiti o le fasi in cui questi si innestano6.

1 Riguardo al rapporto tra archeologia e architettura in realazione alle problematiche legate allo scavo e al restauro dei beni archeologici e architettonici si veda R. TAGLIABUE, Architetto e Archeologo. Confronto tra campi disciplinari, Guerini Studio, Milano, 1993. G. P. BROGIOLO, Prospettive per l’archeologia dell’architettura, in Archeologia dell’Architettura, I, 1996, pp. 11-15. F. DOGLIONI, Stratigrafia e restauro: tra conoscenza e conservazione dell’architettura, Trieste, 1997.
2 F. DOGLIONI, Conseguenze del restauro sulla stratigraficazione e contributi della stratigrafia al restauro, in Archeologia dell’Architettura, I, 1996, pp. 207-213. F. DOGLIONI, La ricerca sulle strutture edilizie tra archeologia stratigrafica e restauro archeologico, in Archeologia e restauro dei monumenti, I Ciclo di lezioni sulla ricerca applicata in archeologia,1987, Firenze, pp . 223-247. G. P. TRECCANI, Archeologia stratigrafica e conservazione del costruito. Alcuni obiettivi condivisi, in Archeologia dell’Architettura, I, 1996, pp. 139-150. Contributi sul restauro archeologico, a cura di L. Marino e C. Pietramellara, Firenze, 1982. L. MARINO, Archeologia del restauro e restauro dell’archeolgia, in Archeologia e restauro dei monumenti, a cura di R. Francovich e R. Parenti, Firenze 1989, p. 147.
3 R. Francovich, Alcuni problemi pratici fra archeologia, restauro e pianificazione, in Archeologia Medievale, VI, 1979.
4 B. MAU and the Institute without Boundaries, Massive change, 2004, London, p.17.
5 R. FRANCOVICH, Il restauro delle rovine: una problematica a livello territoriale, in Restauro Archeologico, Bollettino del Gruppo di Ricerca sul restauro archeologico.
Conservazione e manutenzione di edifici allo stato di rudere, Università di Firenze, Anno I, n° 1/2004, Firenze.
6 F. Scoppola, Il cantiere di restauro architettonico, Milano, 1997.

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