Il sottosuolo, le cave e il Santo Sepolcro: le tracce -

STUDI E INDAGINI PER L’INDIVIDUAZIONE DELLE TRASFORMAZIONI AVVENUTE NEL TEMPO SUL COMPLESSO DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME DALLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI

Universita’ degli Studi di Firenze – Dipartimento di Costruzioni e Restauro
Assegno di ricerca, 2011-2012
Responsabile del progetto di ricerca Prof. Roberto Sabelli
in collaborazione con l’Arch. Osvaldo Garbarino

Questa ricerca si inserisce all’ interno di un ampio studio realizzato dal CABeC, Centro di Ateneo per i Beni Culturali, sull’analisi della vulnerabilità sismica della Basilica del Santo Sepolcro, voluto dalla Custodia Francescana di Terrasanta, dal Patriarcato Greco-Ortodosso e dal Patriarcato Armeno. La volontà di individuare le relazioni che hanno connesso in passato il luogo e le strutture su di esso fondate, ha indirizzato la ricerca verso l’ utilizzo del “metodo stratigrafico” di lettura dei manufatti, proprio dell’archeologia dell’architettura. Da una prima analisi delle strutture murarie dei complessi antichi del Santo Sepolcro inglobate nell’attuale basilica, dalla fase costantiniana (335 d.C.) alla fase crociata (XI sec. d.C.) è emersa la necessità di individuare le ragioni tecniche e strutturali che hanno condizionato gli assetti e le trasformazioni del complesso architettonico. L’individuazione dei principali nodi stratigrafici, “cerniere tra le fasi di strutturazione del complesso architettonico e segnali dei processi di aggregazione e trasformazione delle preesistenze”, ha portato alla lettura dei substrati su cui si è modificato il Santo Sepolcro per processi costruttivi successivi. Il substrato, per definizione è “ciò che, pur non apparendo direttamente, ha una parte importante nella formazione di qualcosa”: quindi ciò che sta sotto ne costituisce il presupposto. Questo principio sottostà anche alla prima edificazione della Basilica del Santo Sepolcro ad opera di Costantino: dal primo progetto alle sue successive modifiche il substrato, e quindi, nel nostro caso, il sottosuolo del Santo Sepolcro, in qualche modo interviene nella sua definizione. Ma ancora prima ha condizionato lo sviluppo delle strutture del Capitolium adrianeo (135 d.C.) e la definizione della città romana nella nostra area di studio. La riflessione sulla conformazione originaria del sito del Santo Sepolcro viene affrontato per la prima volta con il supporto di dati archeologici solo nel 1973, con gli scavi realizzati da Virgilio Corbo in occasione di un cantiere di restauro, durante il quale sono stati rinvenuti banchi di roccia che conservano le tracce di sfruttamento di una cava. Le fonti documentarie non descrivono infatti l’antico sito: le uniche, rare, testimonianze possiamo dedurle dai Vangeli. Questa indagine si propone quindi come una prima riflessione su una possibile conformazione del sito originario e la sua successiva trasformazione in cava per l’estrazione di pietra da costruzione: è una prima ipotesi dell’andamento dei livelli originari del suolo e le sue trasformazioni in corrispondenza dell’area attualmente occupata dalla chiesa del Santo Sepolcro, prima dell’urbanizzazione romana.

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