Palazzi Vecchi: dalla ricerca alla valorizzazione -

Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università degli Studi di Siena
all’interno del progetto per il Dottorato di ricerca in Archeologia Medievale
A.A. 2005-2008

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Il progetto di studio di Palazzo Vecchio ha sovrapposto all’indagine archeologica condotta nel seminterrato, negli ambienti collocati nell’area all’incrocio tra via dei Gondi e via dei Leoni, un processo conoscitivo strutturato su più livelli per una conoscenza il più completa possibile delle trasformazioni che hanno modificato nel tempo l’area attualmente occupata dal Palazzo. Lo studio su Palazzo Vecchio è un tassello della più ampia ricerca che l’Università di Siena ha condotto nel centro storico di Firenze, e si è proposto di definire gli assetti urbani medievali precedenti alla fondazione del Palazzo (1299), nell’area tergale dove ancora sono rintracciabili delle strutture appartenenti ad edifici due-trecenteschi. È stato possibile quindi, integrando i dati acquisiti dalla documentazione della prima campagna di scavo, l’indagine storica e metodi propri dell’indagine architettonica, documentare le trasformazioni, gli abbattimenti, le giustapposizioni che hanno portato all’attuale conformazione dell’isolato. La definizione di un quadro delle strutture murarie emerse dallo scavo per una ri-costruzione delle fasi di urbanizzazione dell’area alle spalle della Seconda Corte di Palazzo Vecchio prima, e poi delle trasformazioni successive legate alla necessità di adeguare le funzioni e le destinazioni degli ambienti che insistevano sul terzo nucleo, ha portato fin dall’inizio ad una riflessione sull’ “involucro esterno del contenitore” di tutte queste tracce. Lo studio dell’edito e delle fonti documentarie, e una prima individuazione delle macrofasi di strutturazione dei tre nuclei di cui è costituito Palazzo Vecchio, sulla base dei principali rapporti stratigrafici dei fronti esterni, ha sottolineato la necessità di approfondire i processi di trasformazione del complesso, dal punto di vista delle fasi e dei modi di costruzione. Alla luce delle nuove informazioni dedotte dall’interpretazione dei dati di scavo, sono apparse evidenti delle incongruenze stratigrafiche rispetto alle ipotesi attualmente diffuse e consolidate sull’evoluzione del complesso, proprio in corrispondenza dei punti di contatto, delle cerniere, tra i diversi corpi di cui è strutturata la fabbrica di Palazzo Vecchio. I prospetti esterni del Palazzo sono degli straordinari palinsesti di successioni di tracce la cui storia non è mai stata raccontata: l’indagine stratigrafica, e la sintesi che consente di realizzare, è un mezzo possibile per la comunicazione a più livelli della complessità, e contemporaneamente un mezzo capace di integrare i differenti apporti disciplinari. Attraverso la stratigrafia si può raccontare una storia non piùù parziale sull’evoluzione della fabbrica di Palazzo Vecchio, ma rappresentare i suoi processi costruttivi e de-costruttivi, diversi a seconda delle aree e del periodo in cui sono stati attuati: se, ad esempio, per la fondazione del corpo principale del palazzo, il cosiddetto dado arnolfiano, i Priori hanno acquistato e demolito le proprietà che insistevano nell’area decisa per la sua fondazione, ad eccezione della torre dei Foraboschi detta della Vacca, nelle zone retrostanti i fabbricati esistenti sono stati progressivamente inglobati, accorpati, trasformati e solo in parte demoliti. Queste azioni sono rimaste parzialmente impresse sulle strutture murarie del perimetro esterno. Bisogna partire da questi livelli di scrittura materiale percepibili sulle muraglie del Palazzo e integrarli con nuovi livelli di scrittura che consentano di comprendere la complessità di questi processi attraverso la graficizzazione delle fasi. L’architettura, nel suo significato generale, che nel caso di Palazzo Vecchio comprende sia il rudere emerso dagli scavi archeologici nei seminterrati che il monumento, è essa stessa la traccia del racconto di una memoria che deve essere trasmessa per continuare ad essere tale, per consentire che il monumento continui ad essere il documento della sua storia.

il teatro romano
Il teatro romano, databile alla metà del I secolo d.c., fu realizzato nell’area su cui oggi sorge Palazzo Vecchio

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prima del 1299
Il tessuto urbano medievale prima della fondazione di Palazzo Vecchio

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1299, la fondazione del palazzo
Il 21 febbraio 1299 fu fondato il Palazzo della Signoria o dei Priori, come espressione del nuovo governo popolare.
La costruzione del Palazzo e il progressivo ampliamento della piazza modificò sostanzialmente la situazione urbanistica intorno a San Pier Scheraggio.

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1319-1335
Dal 1319 iniziò l’espansione sul retro del Palazzo verso via dei Leoni, con la progressiva annessione e trasformazione del tessuto urbano preesistente

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dal 1335 al 1343
Gli ampliamenti del Palazzo dei Priori

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il duca d’atene
L’8 settembre 1342 il governo della città passò a Gualtiero VI conte di Brienne detto Duca d’Atene.

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fine XIV secolo XV secolo
La piazza, in seguito a successive demolizioni, raggiunse le dimensioni definitive

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prima metà XVI secolo
Fino al definitivo ritorno al potere dei Medici nella fabbrica del Palazzo si avvicendano architetti e artisti, tra cui Leonardo e Michelangelo, che lavorarono alla trasformazione del Palazzo in residenza ducale.
Nel 1540 Cosimo I de’ Medici entra a Palazzo.

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tasso vasari
Tra il 1541 e il 1587, sotto il governo di Cosimo I, il Tasso e il Vasari lavorarono alla fabbrica del Palazzo.

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fine XVI secolo
Dal 1587 l’Ammannati intervenne sugli ambienti tra via dei Gondi e via dei Leoni, realizzando il Terzo Cortile.
Alla fine del XVI sec. la corte medicea abbandonò il Palazzo per trasferirsi a Palazzo Pitti. Da questo momento il complesso di Piazza della Signoria verrà chiamato Palazzo Vecchio.

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dal XIX secolo al XXI secolo
Tra il XIX e il XXI secolo si susseguono una serie di adattamenti per ospitare i governi che si alternano nel tempo.
A Firenze capitale del Regno d’Italia risalgono le ultime grandi modifiche prima degli interventi novecenteschi.

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Il percorso di ricerca
Lo studio dell’edito e l’interpretazione delle principali fonti documentarie, ha consentito di ricostruire una prima ipotetica e schematica configurazione urbanistica degli isolati chiusi a sud dalla chiesa di San Pier Scheraggio, a est da via dei Leoni, a nord dall’’attuale via dei Gondi e a ovest da via di Bellanda, occupata nel corso del Trecento dall’espansione del Palazzo: il popolo di San Pier Scheraggio e il popolo di San Firenze. La lettura ha riguardato principalmente i documenti del Libro dei Capitoli relativo agli acquisti commissionati dai Priori dal 1298 e le Provvisioni del 1319 e 1335, trascritti da Carl Frey nel Die Loggia dei Lanzi1. Sono stati poi individuati su modelli planimetrici schematici i processi di espropriazione delle proprietà per consentire l’espansione del Palazzo da via di Bellanda verso est, fino a via dei Leoni, una possibile distribuzione dei corpi di fabbrica all’interno degli isolati e le direttrici viarie principali, i proprietari e le relative proprietà, risalendo alla posizione degli immobili che hanno dalla prima metà del trecento costituito il substrato per le successive “stratificazioni” del Palazzo. Questa operazione è stata supportata dai dati acquisiti dallo scavo del 1996-98, che ha evidenziato parti di edifici non rintracciabili attraverso lo studio degli assetti planimetrici. Contemporaneamente, l’analisi dei principali rapporti stratigrafici delle murature esterne del palazzo e quelle ancora visibili all’interno, mi ha consentito una prima campionatura dei nodi stratigrafici e la registrazione delle discontinuità delle strutture, che, sovrapposte ai dati derivati dall’indagine planimetrica delle strutture murarie e degli impianti strutturali delle fondazioni, ha portato alla formulazione di una prima ipotesi della conformazione degli isolati medievali attraverso la localizzazione dei corpi di fabbrica. L’individuazione dei nodi stratigrafici, cerniere tra le fasi di strutturazione del complesso e segnali dei processi di aggregazione e trasformazione delle preesistenze, ha portato l’attenzione su alcuni temi legati ai progetti di costruzione dei corpi di fabbrica che attualmente definiscono Palazzo Vecchio. Alcune diverse informazioni conservate in corrispondenza dei nodi stratigrafici, punti critici dell’espansione dei tre nuclei che costituiscono il Palazzo, ha necessariamente condizionato la mia ricerca che si è concentrata, attraverso l’analisi specifica di questi punti, sui modi e sui tempi di accrescimento del primo nucleo. Questa prima lettura ha permesso una periodizzazione dell’evoluzione della fabbrica e dell’area, attraverso un confronto diretto e continuo tra dato stratigrafico e documentazione storica.
Una sintesi dei dati acquisiti con lo studio simultaneo delle strutture in pianta e in elevato ha portato alla costruzione di un modello volumetrico tridimensionale di supporto alla elaborazione delle fasi di trasformazione dell’isolato e delle fasi di accrescimento e cambiamento del palazzo2. Il modello volumetrico è stato elaborato su base cad in modo che potesse essere in tempo reale “manipolato” per costruire modelli di studio, e non solo di sintesi finale della ricerca, in grado di fornire una continua verifica dei dati da aggiungere o correggere. Il modello 3D ha consentito di unificare e correlare i piani di indagine bidimensionale e di gestire e modificare la molteplicità dei dati derivati dall’indagine storico-documentaria, dallo studio delle strutture e dall’indagine archeologica. La flessibilità di gestione dei dati immessi nel modello tridimensionale è la sua qualità principale, e per ottenere questo ` stato pensato un modello privo di qualità rappresentative di tipo fotorealistico, ma costruito modellando sintetici ma efficaci volumi monocromatici.

note

1 C. Frey 1885, pp. 180-214. I documenti sono stati integrati dalle trascrizioni di P. Parenti.
2 Le prime ipotesi evolutive sono state pubblicate nel DVD presentato alla mostra Firenze città nuova (autunno 2003?); un secondo modello delle fasi di trasformazione del complesso è stato presentato all’interno della mostra “Firenze al tempo di Dante” (2004).

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