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Strategie e progetti per il Parco archeologico e tecnologico di Poggibonsi

Il progetto di ricerca illustrato in queste pagine rientra in un programma di sviluppo promosso dalla Provincia di Siena nel 2005 con l’obiettivo di promuovere azioni concrete di attrazione di ricercatori, know how e competenze ad alto valore aggiunto sul territorio provinciale: “Azione di implementazione del Piano Strategico di Sviluppo e del Piano di Marketing Territoriale della Provincia di Siena”1.
Il progetto sulla Fortezza di Poggibonsi rientra nell’ambito delle Tecnologie per i beni culturali, all’interno del quale la Provincia di Siena ha individuato due campi corrispondenti alle voci di “Tecnologie per la conservazione, salvaguardia, fruizione e sfruttamento economico del patrimonio culturale” e “Tecnologie per la ricerca archeologica e il restauro”.
Uno dei requisiti richiesti dal bando era il partenariato di un’impresa operante sul territorio provinciale con cui sviluppare una collaborazione intorno ai temi della ricerca. Il mio progetto è stato sostenuto dalla Società Politeama con il tutoraggio del Dipartimento di Archeologia Medievale dell’Università di Siena: la Società Politeama opera e investe nella gestione delle strutture del Parco Archeologico e Tecnologico di Poggibonsi, promuovendo periodicamente eventi e partecipando alla realizzazione di progetti tesi alla riqualificazione di strutture e ambienti della Fortezza. La sua partecipazione al progetto ha consentito di proseguire il percorso intrapreso per elaborare criteri e modelli di valorizzazione e fruizione, avvalendosi delle ricerche già in atto presso il Dipartimento di Archeologia Medievale dell’Università di Siena, e di trasferire conoscenza e mezzi a campi di applicazione compatibili con un processo di salvaguardia e gestione del patrimonio culturale.
L’obiettivo previsto era di mettere a disposizione della Società nuovi strumenti utilizzabili non solo per lo sviluppo del progetto proposto, ma anche come supporto e integrazione di realtà già esistenti nel “sistema” parco.

Il progetto di ricerca sulla Fortezza medicea di Poggibonsi nasce con la volontà di individuare linee guida per la salvaguardia dei beni culturali. Le strutture monumentali all’interno della Fortezza sono state il contesto ideale per formulare strategie nell’ambito della conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e archeologico.
La Fortezza è una realtà strutturata ma in continuo aggiornamento e sviluppo: l’alto potenziale archeologico e le strutture monumentali ancora esistenti hanno permesso di attivare già nel 1993, un progetto sostenuto dall’Amministrazione Comunale, dal Dipartimento di Archeologia Medievale dell’Università di Siena, dalla Società Politeama e dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, che hanno operato congiuntamente per progettare e realizzare un primo parco archeologico e un centro per la ricerca e la valorizzazione all’interno degli ambienti restaurati del Cassero cinquecentesco. Nel 2003 è stato inaugurato il nuovo polo museale del Parco Archeologico e Tecnologico di Poggibonsi, all’interno del quale è stato realizzato il Centro di Documentazione della collina di Poggio Imperiale2. Il Parco Archeologico e Tecnologico di Poggibonsi si presta ad essere luogo di sperimentazione e applicazione di differenti e molteplici interventi progettuali, tra cui la definizione di strategie e tecniche conservative sulle strutture archeologiche, la musealizzazione dei materiali provenienti dallo scavo, gli in- terventi di restauro su strutture architettoniche, la previsione di sistemi di fruizione del sito archeologico, del parco, delle strutture monumentali, e la promozione di attività e corsi di formazione professionale sulla conservazione e valorizzazione delle aree archeologiche.

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La sovrapposizione e la convivenza dei laboratori di ricerca e delle strutture aperte al pubblico, costituisce uno straordinario humus per la formulazione di programmi di sviluppo che allargano il processo di valorizzazione già intrapreso in questo luogo, collegando direttamente le sintesi divulgative agli aggiornamenti e agli sviluppi forniti dalla ricerca.
Il progetto si è sviluppato per steps successivi e ha coinvolto i diversi aspetti che caratterizzano la Fortezza di Poggibonsi. A seguito si riportano le fasi di sviluppo del progetto di ricerca.

Analisi dello stato di fatto
Fin dalle prime fasi del progetto è risultato importante la redazione di un archivio di tutti gli interventi che hanno contribuito alla valorizzazione della Fortezza, dalle prime fasi di acquisizione da parte del comune dell’area, agli ultimi interventi di rifunzionalizzazione e musealizzazione degli spazi del Cassero.
Gli interventi realizzati dal 1975 ad oggi sono stati raccolti attraverso tre differenti metodi ricognitivi:
1 – Raccolta di progetti, articoli, documenti di archivio conservati presso gli archivi dell’Ufficio Tecnico Comunale del Comune di Poggibonsi.
E’ stata messa a disposizione dall’Amministrazione Comunale tutta la documentazione relativa agli interventi realizzati, o progetti commissionati a professionisti esterni, a partire dal 1988. I progetti sono stati forniti sia in formato cartaceo (i progetti meno recenti), che su supporto digitale.
2 – Interviste.
Sono state raccolte informazioni attraverso incontri diretti con i soggetti che hanno avuto un ruolo attivo nella gestione e nella fondazione del Parco: l’Amministrazione Comunale, la società Politeama, il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti, la cooperativa Archeoval.
3 – Ricognizione sul campo.
Sono state effettuate le prime campagne fotografiche e alcuni rilievi diretti sul sito ad integrazione dei dati raccolti; la registrazione delle informazioni è stata realizzata in formato fotografico digitale e cartografico su CAD.
La maggior parte dei dati sono stati raccolti dal materiale fornito dall’Amministrazione Comunale relativo ai progetti che hanno coinvolto l’area di studio a partire dal 1988, fino agli ultimi interventi di allestimento degli spazi del Cassero.
Le informazioni ricavate dall’analisi dei progetti realizzati sono confluiti in una serie di tavole tematiche, che consentono di visualizzare contemporaneamente tutti gli interventi, da quelli di sistemazione delle aree di scavo, agli interventi di ristrutturazione del Cassero e dei bastioni.
Lo scopo era quello di costruire una base cartografica che sintetizzasse lo stato attuale della Fortezza e la sua storia recente, in cui potessero confluire contemporaneamente tutti i dati necessari alla programmazione degli interventi futuri, una base alla quale i diversi soggetti coinvolti potranno accedere per operare su uno strumento comune per la gestione e la programmazione degli interventi di valorizzazione necessari alla crescita e alla manutenzione del Parco.
Le carte tematiche sono state elaborate in formati accessibili da tutti i soggetti che lavorano intorno alla Fortezza e danno la possibilità di accedere a tutti i dati raccolti e a tutti i dati necessari per la programmazione di interventi di pianificazione e valorizzazione del Parco e delle sue strutture.

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Strategie per il restauro delle mura cinquecentesche della Fortezza
L’analisi dello stato di conservazione delle strutture murarie presenti all’interno della Fortezza di Poggio Bonizio è stato il passo successivo per individuare i criteri per la pianificazione degli interventi di valorizzazione.
La fortezza di Poggio Imperiale è costituita da una cinta muraria che chiude l’area della collina, ad eccezione del versante nord est, e dal cassero pentagonale collocato nell’area orientale, realizzati, su progetto di Giuliano da San Gallo, da Lorenzo de Medici (1489-1510). Le mura, che si estendono per un perimetro di circa 3 km, sono conservate solo nella parte a scarpa: sono realizzate con struttura a sacco costituito di pietre e laterizi di risulta legati da conglomerato di calcina; il paramento in laterizio è scandito da ricorsi verticali in conci di travertino; non rimane traccia della struttura sommitale a chiusura della cinta. Un sistema di gallerie all’interno del circuito murario collega le troniere collocate in alcuni “pseudo-bastioni”. Lungo il perimetro delle mura si aprono quattro porte due delle quali accessibili: porta San Francesco, porta Calcinaia.
L’intero circuito murario è stato mappato attraverso rilievo fotografico per l’elaborazione di un supporto necessario alla defi- nizione dello stato conservativo delle strutture e dei paramenti. E’ stato rilevato lo stato di conservazione della cinta attraverso l’individuazione delle patologie di degrado principali sui singoli tratti di mura.
Quest’analisi costituisce la base per la definizione dei processi conservativi delle mura cinquecentesche, al fine di renderle parte attiva nella ristrutturazione dei percorsi all’interno del parco, che potrebbero coinvolgere anche la sommità delle mura e rendere accessibile al pubblico il monumento più imponente della collina; il sistema dei percorsi andrebbe ad integrare quelli esistenti collegandosi alle aree di scavo di Poggio Bonizio e al Cassero.

Analisi delle tecniche per la conservazione di strutture murarie nell’area archeologica di Poggio Bonizio
Le principali patologie di degrado e le cause dei dissesti che in più zone si sono verificate provocando il collasso di parti di murature nell’area archeologica di Poggio Bonizio, sono confluiti in una tavola di sintesi dove sono segnalati i differenti livelli di conservazione e i “punti critici”; questa indagine e la schematizzazione per ogni struttura muraria del grado di conservazione si è dimostrata fondamentale per la pianificazione degli interventi realizzati nel novembre 2007, e nell’individuazione delle procedure di intervento.
In sintesi:
Le strutture murarie presenti nell’area di scavo sono realizzate in conci di travertino locale legato da malte con grassello di calce e inerti a pezzatura fine; le basi di fondazione sono in ciottoli di calcare alberese. Nella chiesa di Sant’Agostino, collocata a est dell’area di scavo, e in alcuni ambienti, i conci sono realizzati con un travertino più compatto e tenace che non presenta particolari forme di degrado superficiale. E’ diffuso l’utilizzo di un travertino meno consistente caratterizzato da una maggiore presenza di vacuoli che favorisce lo sviluppo di degrado causato dall’erosione; in generale l’alterazione lapidea non ha provocato particolari problemi di conservazione. Nei rifacimenti e nei tamponamenti interni viene utilizzata, invece, una malta con componente sabbiosa molto più forte; queste strutture presentano i maggiori problemi di conservazione a causa dei dissesti provocati dalla dissoluzione della malta esposta alle precipitazioni atmosferiche (per infiltrazione dalle creste dei muri e dai piedi di fondazione).
Le principali forme di degrado registrate sullo scavo sono:
– Formazione di patine biologiche.
– Sviluppo di vegetazione infestante.
– Alterazione cromatica.
– Indebolimento del legante causato da infiltrazione di acqua (sia dalla sommità che per capillarità dai piedi di fondazione) con conseguente crollo di parti di muratura.
– Dilavamento della malta nei giunti e nei letti di posa.
L’assenza di un adeguato sistema di deflusso delle acque causa:
– Ristagno delle acque all’interno degli ambienti scavati
– Smottamento di abbondanti quantità di terreno in più punti dell’area di scavo che ha provocato il crollo o l’occultamento (è il caso della cinta a nord) di alcune strutture murarie.
Sono stati inoltre valutati gli interventi necessari per la conservazione delle strutture archeologiche già emerse con le attività di scavo e la definizione di un piano di manutenzione; il proseguimento dell’attività di ricerca nell’area di Poggio Bonizio rende inoltre necessaria la programmazione dei criteri e delle procedure di intervento per la conservazione delle murature e degli strati orizzontali che emergeranno dalle prossime campagne di scavo.
Infine è stato elaborato un piano di fruizione del sito e valutati gli interventi necessari per integrare le infrastrutture esistenti per una adeguata visitabilità dell’area e comunicazione dei contenuti.

Valutazione dello stato di fatto degli ambienti del Cassero. Progetto strategico di restauro e rifunzionalizzazione del Bastione sud-est del Cassero
Questa fase del progetto di ricerca ha coinvolto parte delle strutture monumentali della Fortezza Medicea di Poggibonsi. Dopo la valutazione dello stato di conservazione delle mura cinquecentesche e dell’area di scavo di Poggio Bonizio, con l’individuazione delle principali patologie di degrado e della cause di dissesto delle strutture murarie, sono state tracciate le linee guida per l’inserimento delle emergenze monumentali nel progetto di masterplan del Parco. Sono stati inoltre presi in considerazione alcuni ambienti, quali la cisterna collegata al bastione nord e le gallerie, attualmente non accessibili, che mettono in comunicazione gli pseudo-bastioni lungo le mura della Fortezza, e integrati nella pianificazione dei percorsi e delle attività individuate dal progetto.

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Nella definizione delle strategie per la valorizzazione e la fruizione del Parco Archeologico e Tecnologico di Poggibonsi è risultato di notevole importanza la “revisione” dello stato di funzionamento, accessibilità e fruibilità di tutti gli ambienti e delle strutture del Cassero, operazione inizialmente non inserita nel progetto.
In questa fase del progetto è stata prevista una nuova destinazione d’uso per il bastione sud-est, quello di punta del Cassero, e il relativo inserimento nel percorso museografico.

Masterplan
Nell’ultima fase di ricerca si è messo a fuoco la definizione di uno strumento denominato masterplan, nel quale convogliano in sintesi e sotto forma di prescrizioni e indicazioni strategiche tutte le ricognizioni, le analisi e le valutazioni del potenziale culturale che complessivamente rappresentano il Parco, le sue risorse e i suoi servizi.
Questo strumento si presenta come una cartografia dell’area e del territorio interessato. La scelta di redigere una piattaforma cartografica deriva dal fatto che essa dovrà assumere come principale obiettivo, quello di interconnettere differenti utenti su un unico piano di discussione e prescrizione delle strategie da adottare in futuro per garantire la continuità e la crescita del Parco stesso. La sua adozione da parte dell’Amministrazione Comunale, della Società Politeama e dell’Università dovrà essere l’occasione per trovare un piano comune non solamente prescrittivo nei confronti del patrimonio e della sua valorizzazione, ma anche di programmazione, conferma e condivisione delle strategie di sviluppo.
La necessità di elaborare un documento unitario come è il masterplan, in cui si valutano quantitativamente e qualitativamente le risorse già fruibili e quelle potenzialmente valorizzabili in futuro, è stata condivisa da tutti i soggetti coinvolti nel progetto al fine di tracciare un chiaro e completo elenco dei tanti, frammentari e “sconnessi” interventi che sull’area del Parco si sono attuati dalla sua nascita fino ad oggi.
Dal punto di vista del progetto di ricerca il masterplan rappresenta l’elaborato in cui si sovrappongono i dati registrati in fase di analisi che descrivono lo stato di fatto attuale del sistema, fino ai progetti elaborati nelle fasi successive. Si è voluto procedere attraverso layer successivi e sovrapposti perché non si è considerato questo momento di sintesi come un passaggio di rottura rispetto alle strategie individuate in passato, ma come un raccordo capace di connettersi alle scelte già intraprese e quelle che in futuro dovranno essere attuate. Per dare continuità e forza ai piani di sviluppo del Parco è stato necessario, alla luce di quanto emerso dalle analisi del progetto, trovare una relazione e un tessuto connettivo tra i luoghi e i progetti, intervenendo su di essi in modo più o meno indiretto. A questo patrimonio si è associato lo stato di progetto di alcune potenziali aree da valorizzare, che sono state individuate non solamente per il loro valore intrinseco, ma per il significato che esse rappresentano nel quadro complessivo di fruizione e definizione del sistema: la scelta di programmare interventi di restauro sul bastione Nord delle mura del Cassero, non nasce solamente dalla necessità di restituire al pubblico i suoi spazi e il suo valore monumentale, ma anche e soprattutto dalla possibilità e necessità di trovare un importante nodo capace di mettere in comunicazione la Piazza d’Armi con i percorsi di visita esterni alle mura e con quelli botanico-naturalistici già esistenti.
Il masterplan assume un valore di piano di indirizzo e non di strumento prescrittivo e attuativo. La sua approvazione da parte dell’Amministrazione Comunale dovrà essere l’atto formale con cui si potrà dare effettiva validità ai contenuti e alle strategie in esso contenuti. La società di Politeama e l’Università dovranno approvarne le linee e potranno utilizzarlo come piano di sviluppo delle loro attività, di management la prima e di ricerca la seconda. Come già accennato, quella che adesso presentiamo potrà essere la stesura definitiva del piano, ma ad essa potranno seguirne altre da elaborare in progress dai soggetti coinvolti.
La restituzione dei contenuti del masterplan è suddivisa in tre differenti sezioni:
1. analisi e stato di fatto;
2. strategie e proposte di intervento
1 http//www.provincia.siena.it
2 R. Francovich e M. Valenti ( a cura di ), Poggio Imperiale a Poggibonsi. Il territorio, lo scavo, il parco, Milano, 2007.
http://www.paesaggimedievali.it/luoghi/Poggibonsi/index.html
http://www.paesaggimedievali.it/luoghi/Poggibonsi/indexparco.html

http://archmed.archeo.unisi.it/webradar/index.html
http://www.paesaggimedievali.it/luoghi/Poggibonsi/att.parco08.html

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